Il pozzo di Gogti

Ci troviamo nell’Etiopia orientale, al confine con la Somalia. La capitale della regione è Jijiga, una cittadina che si trova a 640 km da Addis Abeba e a 60 km dal confine con la Somalia. L’area si trova in una zona remota, desertica e molto difficile da percorrere. Numerosi sono i campi di rifugiati a seguito della guerra tra Somalia ed Etiopia. La popolazione vive soprattutto di pastorizia in una zona caratterizzata da frequenti episodi di siccità. La mancanza d’acqua rende le coltivazioni quasi impossibili.

A dicembre 2010, il governo etiope ha dichiarato lo stato di emergenza. Non essendoci fonti d’acqua nei pressi di gran parte dei villaggi sono necessarie distribuzioni attraverso camion cisterna che costringono le donne a percorrere a piedi ogni giorno vari chilometri per rifornirsi con taniche d’acqua.

Le comunità della zona, tradizionalmente dipendenti dall’allevamento e quindi dalla ricerca itinerante di pascoli per il loro bestiame, versano di frequente in condizioni peggiori degli stessi rifugiati, qui molto presenti e in arrivo dalla vicina Somalia, perché ricevono assistenza solo raramente da Ong e Organismi internazionali e sono esclusi dalle distribuzioni umanitarie all’interno dei campi dell’UNHCR .

Un pozzo profondo è quindi quanto mai urgente, sia per la sopravvivenza stessa delle persone, sia per evitare che debbano spostarsi dalla loro terra.

La costruzione è del 2014; il pozzo d’acqua viene oggi utilizzato non solo dal villaggio di Gogti, ma anche dalle comunità presenti nelle aree adiacenti. Secondo le stime della Woreda Administration, le famiglie a cui viene assicurato l’approvvigionamento idrico quotidiano (15l p/persona) grazie al pozzo sono c.a. 2.380, per un totale di c.a. 12.000 beneficiari.

L’implementazione del progetto è a cura del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) e di DGMDA (ONG Etiope).

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